TAGLIO DEI PINI DI BRIGNOLE: Anamnesi di un piano criminoso

Il patrimonio verde cittadino è da tempo oggetto di interventi dissennati da parte degli enti preposti alla loro gestione: questo il giudizio unanime espresso dalle Associazioni ambientaliste.

Aster ha parte considerevole nell’aver determinato la situazione suddetta, ma non può che esserci un concorso di colpe all’origine di ciò.

Un evento che però si pone come spartiacque per il suo significato simbolico, avendo riguardato alberi monumentali dall’elevato valore storico e paesaggistico nella zona centrale dei giardini di Brignole, è senz’altro quello del taglio di 15 pini domestici e d’Aleppo in Viale Thaon di Revel nell’Agosto 2024, cui ha fatto seguito l’abbattimento di altri 3 pini pochi giorni or sono.

A quanto è dato di sapere i problemi rilevati hanno comportato la messa in sicurezza della zona dopo il crollo di un esemplare, avvenuto mesi prima, cui sarebbe stato tagliato parte dell’apparato radicale durante i lavori che hanno interessato l’area in questione (alla ditta incaricata in subappalto risulta sia stata comminata una multa irrisoria).

Nessuna azione riparatrice di cura o manutenzione è stata invece adottata nel frattempo per cercare di prevenire o di mitigare almeno l’eventuale rischio che a quel punto poteva innescarsi.

Da fonti giornalistiche d’altronde si era venuti a conoscenza che il responsabile di Aster, dottor Costa, si era pronunciato sulla necessità di spostare l’intero filare più a monte, e il pensiero di molti era andato alle sopravvenienti esigenze rappresentate dalle nuove linee bus, i cosiddetti “assi di forza”.

Guarda caso a distanza di un anno si porta dunque avanti l’opera intrapresa, andando in sostanza a riprofilare la linea delle alberature come aveva predetto “con lungimiranza” l’allora dirigente capo di Aster.

A questo punto si fanno più insistenti i sospetti di eventuali secondi fini che, accanto ad una gestione del verde pubblico assolutamente fallimentare, potrebbero avere comportato di riflesso un danno alle casse pubbliche e motivato l’apertura di un fascicolo d’indagine da parte della Procura.

Allora dispiace assai che rispetto all’invereconda amministrazione comunale precedente, che del tenere all’oscuro la cittadinanza aveva fatto la sua cifra caratteristica, si perseveri nella stessa direzione stavolta con l’imprimatur, consapevole o meno, della nuova Giunta.

Su Aster andrebbe poi fatto un ulteriore ragionamento, stante la sua natura privatistica di S.p.A., ma vincolata in quanto società in house del Comune di Genova alle attribuzioni in regime di concessione dallo stesso conferite.

Tale situazione si riflette sostanzialmente sulle ragioni che orientano investimenti e spese onde rendere più profittevole la gestione dei beni affidati, il che significa sostanzialmente meno interesse a spendere nella cura preventiva e massimizzazione della remuneratività legata alle attività di smaltimento (ricordiamo che esiste un contratto di servizio basato proprio su quest’ultimo parametro, che l’ex sindaco reggente Piciocchi ha arricchito di un ulteriore finanziamento per l’abbattimento urgente di centinaia di piante considerate a rischio).

Da questo punto di vista riportare l’intero processo sotto la diretta gestione pubblica potrebbe sottrarre questa risorsa preziosa ai principi mercantilisti che la equipara a semplice merce con un controvalore in termini di denaro: a tot abbattimenti tot soldi.

Quanto infatti negli ultimi anni la città ha perso dietro queste logiche riguardo ai servizi ecosistemici prodotti dagli alberi (abbassamento delle temperature e migliore qualità dell’aria), che incidono positivamente sul tasso di mortalità e sulla diffusione di malattie polmonari croniche? E quanto in termini di identità e bellezza del paesaggio urbano?

Nel frattempo andrebbe almeno adottato un protocollo di garanzia con i soggetti associativi portatori di interessi collettivi per effettuare tutte le indagini del caso sull’effettivo stato di salute e le concrete misure atte a prevenire quanto più possibile il ricorso agli abbattimenti.

Tornando invece al più recente e significativo casus belli, c’è da chiedersi quali siano stati i nuovi riscontri che hanno portato alla condanna di questi ulteriori magnifici esemplari di pinus pinea (pini domestici), tanto da decretarne l’immediato abbattimento rispetto a quanto emerso dalle analisi condotte solo un anno fa.

Non sarebbe male in proposito avere un confronto con gli Assessori di riferimento al Verde e alla Mobilità per verificare infine i progetti che riguardano sia la sistemazione definitiva dei giardini che quello relativo agli assi di forza nella medesima zona. Forse allora si potrebbe capire cosa davvero bolle in pentola e dove si collocano le responsabilità citate in premessa (o magari stabilire semplicemente se la loro mancata o volutamente provvisoria formulazione sia funzionale a non esplicitare intenzioni che altrimenti configurerebbero un quadro probatorio estremamente compromettente).deBrignole